100% San Giorgio

FORTEBRACCIO

Chi era Mario Melloni

Mario Melloni detto Fortebraccio (San Giorgio di Piano, 25 novembre 1902 – Milano, 29 giugno 1989) è stato un giornalista e politico italiano.

Di formazione e fede cattolica dopo il liceo si iscrisse a Giurisprudenza all’Università di Bologna, dove incominciò la sua attività antifascista. Per questo fu esiliato a Parigi assieme alla sua famiglia prima di finire gli studi e qui visse per molto tempo, lavorando anche come calzolaio.

Rientrato in Italia si trasferì a Genova dove riuscì a laurearsi. Iniziò a scrivere per un Giornale di Genova ma smise presto perché se avesse continuato sarebbe stato obbligato a prendere la tessera del partito Fascista e lui non voleva. Si trasferì quindi a Milano dove trovò lavoro in un’azienda prima come impiegato e poi come dirigente. A Milano continuò la sua lotta contro il regime fascista e trovò delle persone (banchieri e industriali) pronte a dargli soldi per organizzare la Resistenza al regime.

Durante la seconda guerra mondiale fu uno dei partecipanti alla Resistenza tra i partigiani "bianchi" cioè quelli che non si erano legati al Partito Comunista erano cioè cattolici, liberali, repubblicani.

Nel 1945 si iscrisse alla Democrazia Cristiana che è stato un partito politico italiano di ispirazione democratico-cristiana e moderata, fondato nel dopoguerra e attivo fino al 1994.

Questo partito ha avuto un ruolo importante nella vita politica italiana e nel processo di integrazione europea .

Fu giornalista del quotidiano Il Popolo (giornale della Democrazia Cristiana), di cui fu anche direttore per 6 anni.

Nel 1948, fu eletto deputato nella I Legislatura della Repubblica, nelle file della Democrazie Cristiana di cui divenne dirigente.

Nel 1955, durante la II Legislatura lasciò la Democrazie Cristiana perché non voleva votare a favore dell’entrata dell’Italia nella NATO. Qualche ora dopo la conclusione della seduta della Camera, la direzione centrale della DC – presieduta da Fanfani – deliberò all’unanimità la sua immediata espulsione dal partito.

Qualche anno dopo si iscrisse al Partito Comunista Italiano, fu eletto di nuovo deputato, nella IV Legislatura.

Divenne direttore di Paese Sera e successivamente lavorò all’ Unità che era il giornale del Partito Comunista. Qui scrisse corsivi in prima pagina dal 1967 fino al 1982 con il soprannome di FORTEBRACCIO.

Questo soprannome si può riferire a un personaggio che nell'Amleto di Shakespeare era un Principe norvegese dal temperamento forte e determinato o forse era un modo ironico di ricordare un capitano di ventura dell'Umbria medievale che si chiamava Braccio da Montone.

Mario Melloni approvava il pensiero del segretario del Partito Comunista Enrico Berlinguer che voleva cambiare a fondo l'atteggiamento del PCI nei confronti della religione e della Chiesa che fino a quel momento erano considerati contro la politica comunista.

Era una persona riservata quando morì il 29 giugno 1989, se ne diede notizia a funerali avvenuti.

Attività di giornalista

Come detto la sua vita si divise tra politica e giornalismo che usò come mezzo per fare politica in modo molto diretto ed ironico, non risparmiando critiche cattive ai suoi avversari politici e non.

I suoi obiettivi preferiti erano la falsità dei politici, i protagonisti della scena pubblica che agivano solo per desiderio di denaro o di potere, e tutti quelli che lui definiva “lor signori” che nel suo intento era una formula

«nata dal mio proposito di comprendere in una sola e rapida espressione i padroni e i ricchi, i potenti e i governanti, palesi o occulti, tutti coloro, insomma, che (indegnamente) ci comandano»
(M. Melloni, La galleria di Fortebraccio, Roma 1985, p. 24)

Scriveva in modo molto chiaro e sapeva che i suoi articoli venivano letti dai lavoratori delle classi più povere,in un paese, l’Italia, che stava vivendo un’esplosione economica molto importante dopo la fine della seconda guerra mondiale ma che ancora aveva tra i cittadini molti semi-analfabeti.

Il suo stile chiaro ed elegante e la sua ironia molto intelligente lo fanno ricordare come uno dei primi giornalisti di classe che hanno fatto satira politica.

Dall’ironia di Fortebraccio vennero colpiti tutti i politici del paese e anche la vita pubblica nazionale. Il fatto di essere passato da un partito all’altro lo rese orgoglioso e gli diede una maggior sensibilità nei confronti di tutte le classi. I suoi articoli sono stati raccolti periodicamente in antologie pubblicate dalla casa editoriale “ Editori Riuniti”, e sono ancora oggi un documento prezioso. Testimoniano, non solo la sua straordinaria bravura da giornalista, ma anche il cambiamento della Repubblica Italiana nel corso degli anni.

Fortebraccio cessò la propria collaborazione con L’Unità nel 1982. Ritiratosi dalla professione giornalistica, trascorse gli ultimi anni a Milano, dove morì il 29 giugno 1989.

Non mancarono scontri anche con altri giornalisti che politicamente la pensavano in modo diverso dal suo. Un esempio furono i bisticci con Indro Montanelli e Oriana Fallaci.

Melloni e Montanelli erano divisi dall'appartenenza ad aree politiche contrapposte, ma uniti da un reciproco sentimento di stima e rispetto, tanto che Montanelli scrisse di lui:

« Era un avversario temibilissimo, ma leale e stimolante; un carattere umorale e imprevedibile, ma una coscienza tersa e sensibile. Come centometrista dei trafiletti, uno scattista come lui non lo vedremo più ». Questo ci dimostra che si possono avere convinzioni politiche differenti ma occorre riconoscere e rispettare il pensiero dell’“avversario” se è leale.

Frasi celebri di Fortebraccio

  • "Io sono un giornalista e non uno scrittore, un giornalista per élite: e infatti scrivo per i metalmeccanici"
  • "Se qualcuno non avesse avuto l'ardire di offrirglielo fritto al ristorante, Forlani (onorevole DC) non avrebbe mai saputo dell'esistenza del cervello."
  • "L'onorevole Cariglia si vanta, giustamente, di essere "venuto su dal nulla" e quando parla lo fa per dimostrare che c'è rimasto."
  • "Quando uno è miliardario, gli manca sempre pochissimo per essere un genio."

Opere

  • Figure e fatti. 24 corsivi di "Emme", Roma, Il Dibattito Politico, 1956.
  • 63 corsivi di Fortebraccio, Roma, l'Unità, 1968.
  • I corsivi di Fortebraccio, Roma, Editori Riuniti, 1970.
  • Corsivi '70, Roma, Editori Riuniti, 1971.
  • Lor signori. Corsivi 1971-1972, Roma, Editori Riuniti, 1972.
  • Il Belpaese, con Alfredo Chiappori, Milano, Feltrinelli, 1973.
  • Dalla nostra parte. Corsivi 1973, Roma, Editori Riuniti, 1973.
  • I nodi al pettine. Corsivi 1974, Roma, Editori Riuniti, 1974.
  • Fanfaneide, Roma, Editori Riuniti, 1975.
  • Se questo è un mondo. Corsivi 1975, Roma, Editori Riuniti, 1975.
  • Cambiare musica. Corsivi 1976, Roma, Editori Riuniti, 1976.
  • Non siamo gentili. Corsivi 1977, Roma, Editori Riuniti, 1977.
  • Partita aperta. Corsivi 1978, Roma, Editori Riuniti, 1978.
  • A carte scoperte. Corsivi 1979, Roma, Editori Riuniti, 1979.
  • Detto tra noi. Corsivi 1980, Roma, Editori Riuniti, 1980.
  • A chiare note. Corsivi 1981, Roma, Editori Riuniti, 1981.
  • È già tempo. Corsivi 1982, Roma, Editori Riuniti, 1982.
  • La galleria di Fortebraccio, Roma, l'Unità-Editori Riuniti, 1985.
  • Avvisi di garanzia, Roma, Editori Riuniti, 1993.
  • Fortebraccio & lorsignori. I corsivi su l'Unità di un grande maestro di satira politica, Milano, Nuova Iniziativa Editoriale, 2002.
  • Facce da schiaffi. Corsivi al vetriolo di un comunista impenitente, Milano, BUR, 2009.

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