100% San Giorgio

CENNI STORICI

Dei numerosi e importanti castelli di cui era ricca la campagna fin dal tempo della romana denominazione ben pochi hanno avuto lo sviluppo che distingue il centro denominato San Giorgio di Piano, congiunto con Bologna da una bella strada che corre tra le campagne e distante da questa città circa 16 km: esso giace sulla via che, uscendo da Porta Galliera, attraversa la vallata del Reno seguendo poco presso il suo corso e volgendo a nord poco lontano da Ferrara. L’ abitato di San Giorgio mantiene ancora l’impronta della fondazione romana, con il cardo (via Libertà) che forma col decumano (piazza e via A.Costa) una croce, e le vie che si snodano parallele a queste due principali. Pochi documenti ci permettono di conoscere la storia antica del paese, ma alcuni ritrovamenti ne testimoniano l’impronta romana. Un importante monumento antico fu messo in luce nel 1807, quando fu demolito internamente il muro che cingeva l’area dell’antico cimitero che sorgeva accanto alla chiesa nell’odierna piazza: si tratta di un cippo di marmo bianco, di forma quadrangolare; il dado superiore era sormontato da uno zoccolo circolare. Nello zoccolo è visibile ancora il foro centrale con avanzo per colarvi il piombo ed assicurare in esso una piccola statua di Bacco e di Cerere; questo cippo fu lasciato senza cura dietro il muro della chiesa fino al 1828. Nel 1826 a Cinquanta fu scoperta la tomba di un soldato romano e nella stessa località furono rinvenuti diversi cippi. Inoltre nel 1502 a Castel di San Giorgio fu trovata una lapide romana che fu porta a Bologna ed è murata nella parte laterale della basilica di San Petronio. E’ da credere che fra le terre distribuite ai soldati posti a guardia delle vie militari fossero comprese anche quelle del Castello di San Giorgio e degli altri paesi vicini.

Dell’ antico nome che ebbe San Giorgio al tempo dei romani non si può dire con certezza. Sembra che soltanto alla metà del secolo X si abbiano cenni del territorio come Massa Tauriana o Silva Tauriana; ci troviamo poi di fronte ad un ulteriore documento del 946 in cui le nostre terre sono state citate con i nomi Saltus Plano e Silva Taurana; questi termini richiamano l’ esistenza sul territorio di vaste zone boschive, poi eliminate per lasciar spazio ai campi.

Uno dei piu’ antichi e certi documenti che parlano del nostro territorio è un diploma dell’imperatore Ottone II del 974 il quale, confermando i privilegi della chiesa patriarcale di Grado Vitale, annovera i possedimenti che essa aveva in Romania, e singolarmente nel bolognese, con queste parole ‟e nel castello del Santo Giorgio”.

Ma in un altro documento contemporaneo troviamo ancora la denominazione Saltus Plano, la quale sembra più d’ogni altra prestarsi per essere riconosciuta come l’antica di San Giorgio di Piano.

Senza dubbio San Giorgio fu uno di centri più fiorenti del contado bolognese e continuò ininterrotta la sua vita prospera, turbata periodicamente dalle pentilenze, che talora fecero strage non solo a Bologna, ma in molte parti dell’Italia settentrionale. I bolognesi estendono il loro dominio in questa parte della pianura, tanto necessaria al loro sviluppo. I documenti mantengono tracce di famiglie che nel secolo XIV, emigrate da San Giorgio, si trasferirono a Bologna, ottennero la cittadinanza, ebbero parte dell’amministrazione della cosa pubblica e prestarono l’opera nella magistratura e nella milizia conseguendo onori e ricchezze: Guglielmino da S.Giorgio è ricordato dai famigliari di Re Enzo; Pace da San Giorgio è Anziano e Consule del 1287, Giovanni da S. Giorgio, infine, fiorì nel glorioso secolo per la storia del diritto e insegnò con molto onore.

Non vi è notizia di costruzioni militari riguardanti il castello di San Giorgio se non verso la fine del secolo XIV.

Nell’Alto Medio Evo la popolazione del luogo evidentemente passava dai culti romani di Bacco e Cerere alla protezione offerta dal santo Guerriero. Cosa sappiamo di lui? Ecco la leggenda di san Giorgio:

Si narra che, ai tempi del Santo, nei pressi di Màrtone in Calabria, capitò un enorme drago: chiunque si fosse avvicinato sicuramente sarebbe stato ucciso. E siccome tutti i cittadini dovevano essere divorati, si decise di tirare a sorte per stabilire chi sarebbe stato dato in pasto per primo all'orrenda bestiaccia. Il caso volle che toccasse alla figlia del re, la bella Rosella, che, con una carrozza, venne condotta dal drago. La folla che l'accompagnava piangeva disperatamente per il destino al quale la reginotta era condannata. Proprio in quel momento passò di lì S. Giorgio che si informò del motivo di tante lacrime. Saputo il fatto, il Santo si recò dal re e gli disse: "Io sono Giorgio, cavaliere di Cristo, e mi impegno ad uccidere il drago crudele ed a salvare la tua adorata figliola!". Il re contento rispose: "Oh valoroso cavaliere! Se riuscirai in questa impresa ti darò in dono metà del mio regno!". "Non accetto nulla di ciò", rispose S. Giorgio e, dette queste parole, partì. Arrivato dov'era il drago, si trovò presto al suo cospetto ed ingaggiò con lui un'accesa lotta. San Giorgio stava per avere la peggio quando il suo cavallo bianco, con un salto prodigioso, consentì alla spada che il cavaliere impugnava di trafiggere ed uccidere il drago. La principessa era salva e con lei tutto il paese. Il Santo fece montare in sella la reginotta ed insieme giunsero al palazzo. Egli consegnò Rosella al re e disse: "Maestà, ecco tua figlia. E' salva!". "prodigioso cavaliere! esclamò il re ‟Tu hai mantenuto la tua promessa, ora io manterrò la mia". Ma San Giorgio rispose: "Io voglio solo che tu ed il tuo popolo gridiate il nome di Cristo e di chi ha vinto il drago selvaggio". Da quel giorno nacque a Màrtone una grande devozione verso il Santo, che si diffuse presto in tutto il mondo cristiano. Egli è il patrono di soldati, cavalieri, scout... ed anche di numerosi Stati come Inghilterra e Portogallo

Il territorio di San Giorgio fu indubbiamente una delle prime e maggiori conquiste del comune di Bologna. Da quasi due secoli questa terra aveva abbandonato l’antico nome di Saltus Plano e si denominava dal suo protettore religioso, in onore del quale era sorta una chiesa parrocchiale nel centro di Castello, da questa dipendevano numerose chiese sparse all’intorno per un vasto territorio. Il 1° ottobre 1403 il legato pontificio Baldassare Cossa di Bologna concedette alla comunità di San Giorgio di edificare un mulino con fosse e acquedotti esentandola per sempre da qualunque tassa per gli edifici che potessero fabbricare dentro il Castello, ma con patto che terminassero la costruzione del Castello stesso e lo munissero di due porte di pietra: sappiamo che in quel periodo, a partire dal 1388, era in corso una trasformazione ed un ampliamento della fortificazione già da lungo tempo esistente. Inoltre fu dichiarato che i sangiorgesi fossero esenti per cinque anni da ogni imposta e che nella ricorrenza della festa di San Giorgio potessero tener mercato per tre giorni consecutivi, senza alcun dazio per i venditori e i compratori.

Nel 1424, per decreto del governatore generale di Bologna, la villa di Stiatico fu separata dalla comunità di San Giorgio. Nel 1428 tutto il territorio bolognese si ribellò al dominio papale, ma san Giorgio rimase fedele al governo pontificio ospitandone persino l’esercito. Fino al Settecento è indicato come luogo di sosta e cambio dei cavalli lungo la strada per Ferrara.

Nel 1433 nelle campagne tra San Giorgio e San Pietro avvenne lo scontro tra l’esercito di Annibale Bentivoglio, che difendeva le terre papali, e l’esercito dei Visconti di Milano.

Nel 1796 le novità del governo napoleonico trovarono molti sostenitori tra la borghesia del paese e iniziò una nuova epoca di maggior dinamismo economico e sociale. In epoca napoleonica si assiste alla creazione del Comune e alla costruzione del Municipio: i più antichi documenti del nostro archivio risalgono a questo periodo. Nell’Ottocento molti concittadini parteciparono ai moti carbonari e a quelli unitari del 1848; a fine secolo i sangiorgesi hanno partecipato numerosi anche ai moti per la tassa sul macinato e, ai primi del Novecento, mondine e socialisti organizzavano numerosi scioperi. L’attività prevalente rimase a lungo quella agraria, le maggiori coltivazioni erano la canapa, l’uva e il grano. La struttura del centro storico è rimasta quasi intatta grazie ad interventi di recupero e restauro dei principali monumenti, come il Torresotto del Trecento.

Le sole parti fortificate del Castello, il quale non era per la maggior parte circondato da mura, ma da palizzate, da terrapieni e da larghe fosse, erano le due porte, una verso Bologna e l'altra verso Ferrara. Rimane ancora quella che sorge verso Ferrara, l’altra, nell’attuale Piazza Trento Trieste, fu abbattuta nell’800, così come vennero interrati i grandi fossati che cingevano il castello con un perimetro quadrato (corrispondente agli attuali ‘viali’) per motivi igienici: erano infatti frequenti i casi di malaria dovuti anche alla presenza di acque stagnanti. Nel 1913 avvenne il restauro di Porta Ferrara e di Palazzo Colonna, che hanno permesso un’ottima conservazione dei due monumenti più antichi del paese.

Fonti: Lino Sighinolfi, Il castello di San Giorgio, Bologna, tipografia Neri, 1914 (disponibile presso la biblioteca comunale). wikipedia.

Maria Casella, Edera vaccaro, Matilde Arbizzani, Irene Nucci. 2A



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